INCONTRI DEL MASTER

       
 

Nuovi giornalisti, nuove imprese: mercato, pubblicità, multimedialità, innovazione

Con Internet, servono ancora i giornalisti?

 

«Se le notizie piovono dalla rete, che bisogno c’è dei giornalisti?». Non è molto incoraggiante per noi freschi praticanti seguire il dibattito sul futuro della professione che abbiamo appena scelto. Prima Furio Colombo, dalle colonne dell’Unità, ci prevede un avvenire fatto di “taglia e cuci”, di semplice montaggio di materiale «in cui conta più l’agilità delle dita che la qualità della testa». Diventeremo “sartine” dell’informazione. Poi ci si mettono i partecipanti alla tavola rotonda “Nuovi giornalisti, nuove imprese: mercato, pubblicità, multimedialità, innovazione”, che si è tenuta mercoledì 8 novembre nella sede della Statale di via Festa del Perdono. Giorgio Tonelli, segretario generale della Stampa Cattolica Italiana, Angelo Agostini, responsabile del master in Giornalismo dell’università Iulm di Milano, Marino Regini, per la Statale, Ruggero Eugeni,  per la Cattolica, Marco Pratellesi, direttore di Corriere.it, Gianluca Saettone della Rusconi Hachette, Cipriana Dall’Orto, condirettore del settimanale Donna Moderna e il ministro della Comunicazione Paolo Gentiloni, vedono, infatti, nella sfera di cristallo un lungo periodo di crisi per tutti i giornali. Il loro funerale è già stato fissato per il 2043.

Ovvero niente di nuovo sul fronte del “quarto potere”. Che gli italiani non siano un popolo di lettori lo sapevamo già. Che internet mette a disposizione di tutti fonti e notizie da ogni parte del mondo in tempo reale, a pensarci bene, non è una grande minaccia: è la qualità dei contenuti a fare la differenza, non la quantità. Che per sfondare bisogna conoscere il passato e saper leggere il presente non è l’ingrediente segreto della ricetta per il successo, è il requisito minimo. Che servono giornalisti preparati, in grado di trasmettere il piacere di raccontare, ne siamo più che convinti: abbiamo scelto di frequentare un master proprio per questo. Che la tecnologia non è un attentato alla nostra categoria, anche se ne impone un cambiamento, è una certezza. Che di bravi professionisti dell’informazione c’è ancora bisogno, ci arrivavamo anche senza un incontro con tanti esperti. I quali hanno faticato a tenere viva la nostra attenzione e a solleticare la nostra curiosità.

Forse la vera questione non è la sopravvivenza o meno della specie del cronista romantico che consuma le suole delle scarpe a furia di cercare notizie. Bisogna, piuttosto, ripensare al destino della libertà di stampa. «Riusciremo a salvarla, mentre essa si deteriora quasi ovunque? – si domanda Furio Colombo -. Per quanto riguarda i giornalisti, tutto ciò che resta del futuro comincia da questa domanda. O finisce qui».

Chiara Oltolini

 

In via Festa del Perdono, l'8 novembre 2006. Fotografia di Sandro Rizzi